Da qualche tempo si sente parlare sempre più insistentemente delle Case della Comunità previste dal PNRR e dalla riforma della sanità territoriale firmata Speranza (Decreto del Ministero della Salute n.77 del 2022) come fossero la panacea di tutti i gravi malanni che affliggono il nostro sistema sanitario pubblico.
Purtroppo non potrà essere così: riforma e PNRR sembrano occuparsi prevalentemente di edilizia e trascurano del tutto il personale: i finanziamenti per quest’ultimo sono veramente esigui e in ogni caso sono previsti solo fino a tutto il 2026, che ormai è l’anno prossimo. Dal 2027 l’incremento, peraltro esiguo, del personale dovrà essere finanziato da risparmi che si dovranno realizzare (tra l’altro) riducendo l’attività degli ospedali e dei Pronto Soccorso. Ancora tagli, dunque?
Al Senato, durante la XVIII Legislatura, avevo approfondito questi temi, analizzando le schede del PNRR e il testo del DM 77/2022. Da questi emergeva chiaramente che si pretendeva, e tuttora sembra che si pretenda, di realizzare una riforma finalizzata al potenziamento della sanità territoriale senza sostanziali incrementi di personale. Proprio a proposito delle Case della Comunità, nelle quali la politica e a volte anche i professionisti sembrano riporre tante speranze, solo per quelle con funzioni hub è prevista l’assunzione di appena due infermieri. Per il resto, dovranno lavorare con il personale già esistente, che semplicemente sposterà del tutto o in parte la propria sede di lavoro.
I politici e i professionisti che sostengono questa riforma credono davvero che le liste d’attesa si ridurranno se lo specialista visiterà presso la Casa della Comunità invece che in ospedale o al Distretto? E perché mai?
E pensare che proprio in Friuli Venezia Giulia avevamo già sperimentato il fallimento di strutture analoghe alle case della Comunità: erano i CAP, Centri di Assistenza Primaria, mai istituiti (se non dove già esistevano come poliambulatori, ai quali era stato solo cambiato il nome) per mancanza di personale.
Dato che ormai quasi ogni giorno da parte dei media sentiamo parlare del futuro luminoso del Servizio sanitario grazie alla riforma della sanità territoriale, e dato che i dati riportati dai documenti citati (PNRR e DM 77/2022) fanno crollare miseramente queste illusioni, mi sento di dare un contributo pubblicando per intero l’analisi che è stata alla base di diversi interventi in ambito politico e sindacale.
L’intento è quello di “far parlare i numeri” per comprendere, al di là delle enunciazioni ideologiche, cosa avverrebbe nella pratica se, e quando, si realizzeranno questi progetti.
I dati che cito sono tratti dalle schede del PNRR e dal DM 77 del 2022. Invito chi legge a verificarli: ho inserito delle note finali con i link ai documenti.
Con il nuovo PEU cambia poco o nulla. Ma è molto importante quello che non cambia, infatti nonostante le centinaia di segnalazioni di disservizi, anche gravi, che suggeriscono vi siano problemi sistemici derivanti dai modelli adottati, la Regione continua a mantenerli, e ne sostiene la validità, ma senza portare a supporto dati congrui e trasparenti.