Senatrice della Repubblica Italiana della XVIII Legislatura 2018-2022
Trieste, la crisi del Pronto Soccorso non si risolverà con le COT
Trieste, la crisi del Pronto Soccorso non si risolverà con le COT

Trieste, la crisi del Pronto Soccorso non si risolverà con le COT

A proposito della crisi del Pronto Soccorso di Cattinara ieri Il Piccolo ha riportato le dichiarazioni del Direttore generale di ASUGI dott. Poggiana, secondo il quale “le possibili soluzioni (…) arriveranno dall’attivazione delle Centrale operativa territoriale che gestirà la fase post acuzie e si prenderà in carico i pazienti fin da subito”.

Ma cos’è la COT – Centrale operativa territoriale? La risposta va cercata nel PNRR e nel Decreto del Ministero della Salute n. 77 del 23 maggio 2022 che la istituiscono, ma senza spiegare in modo esauriente a cosa dovrebbe servire. In sostanza, sembra che vi saranno infermieri o altri operatori sanitari che risponderanno al telefono e metteranno in contatto professionisti dei vari servizi ospedalieri e territoriali, coordinandone le attività riguardo a dimissioni/ammissioni, raccolta e monitoraggio dei dati.

A Trieste dovrebbero essere attivate due di queste Centrali, essendone disposte per legge una ogni 100 mila abitanti. La dotazione di personale prevista per ciascuna Centrale è di 3-5 infermieri, 1-2 unità di supporto (verosimilmente OSS o amministrativi), 1 Coordinatore. Con questi numeri, nella Centrale potranno essere presenti non più di uno o qualche volta due infermieri per turno, sette giorni la settimana ma solo di giorno.

Proprio non si capisce come questo possa diventare una soluzione ai problemi del Pronto Soccorso, visto che questi sembrano più dipendere da carenza di personale, spazi adeguati, criticità delle strutture d’interfaccia, in primis i reparti di medicina, cronicamente carenti di posti letto. Può anche darsi che ci siano problemi organizzativi, ma questi ultimi non si risolverebbero certo introducendo la figura di un infermiere esterno con funzioni di coordinamento. Né sarebbe potenziata l’assistenza territoriale, perché non esiste organizzazione o coordinamento che sia in grado di moltiplicare il personale quando è gravemente carente.

Nelle dichiarazioni del dott. Poggiana, però, si colgono anche elementi positivi: il primo nel fatto che riconosce che i tagli indiscriminati di posti letto hanno danneggiato la sanità pubblica; il secondo perché esclude di voler dare in appalto a privati il Pronto Soccorso; l’ultimo, perché conferma la sua stima per l’attuale Direttore del Pronto Soccorso, anche se questi ha denunciato pubblicamente dei disservizi. Forse si potrebbe interpretare come un iniziale ravvedimento: da anni gli operatori che segnalano pubblicamente delle criticità sono puniti in via disciplinare (almeno), perché porterebbero danno all’immagine dell’Azienda. Anche la scrivente per aver segnalato, quando era parlamentare, dei problemi in ASUGI sui dispositivi di protezione degli operatori in alcuni reparti Covid, nel non lontano 2020 aveva ricevuto dal dott. Poggiana una querela per diffamazione, poi archiviata dal GIP, perché quello che avevo scritto corrispondeva al vero.

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