La chiusura o la riduzione di orario di alcune filiali di Poste italiane su tutto il territorio nazionale anche in questa seconda fase crea gravi disagi ai cittadini. Comprendiamo che per questioni legate all’emergenza sanitaria la riduzione del personale comporti anche una limitazione dell’apertura degli uffici al pubblico, ma questa situazione che perdura da diversi mesi è diventata insostenibile.
I servizi di prossimità, quali gli uffici postali, infatti sono fondamentali per la qualità della vita nelle comunità locali e la chiusura di alcune sedi o la riduzione degli orari ha gravi ripercussioni soprattutto per le persone anziane che si recano alle Poste per riscuotere la pensione e che sono costrette ad affrontare spostamenti e maggiori code.

Come sta accadendo a Opicina, frazione del comune di Trieste, dove i cittadini si sottopongono a lunghe file all’esterno perché lo sportello postale continua ad essere aperto solo al mattino.
Peraltro, gli assembramenti dovuti alle code agli ingressi degli uffici postali aperti comportano un aumento del rischio di contagio.
Per questo ho presentato un’interrogazione ai ministri dello Sviluppo economico e dell’Economia chiedendo se siano a conoscenza delle criticità e quali iniziative intendano adottare, nell’ambito delle proprie competenze, al fine di assicurare un’adeguata ed efficiente copertura del servizio postale sull’intero territorio nazionale.