Senatrice della Repubblica Italiana della XVIII Legislatura 2018-2022
Per gestire la pandemia con gli algoritmi servono numeri certi
Per gestire la pandemia con gli algoritmi servono numeri certi

Per gestire la pandemia con gli algoritmi servono numeri certi

“Se si sceglie di gestire la pandemia affidandosi ai numeri, occorre che siano precisi, omogenei, aggiornati. In Italia no.” E’ un articolo apparso oggi su La Stampa, a firma Giuseppe Salvaggiulo. Che continua: “«Affrontiamo la pandemia con gli strumenti della peste del Manzoni», dice Corrado Crocetta, presidente della Società italiana di statistica. O «con una benda sugli occhi» (Fabio Sabatini, economista, La Sapienza) o «come mosche accecate» (Enrico Bucci, biologo, Università di Philadelphia)”.

La classificazione del rischio redatta dall’Istituto Superiore di Sanità al fine di stabilire le restrizioni (zone rosse, arancione e gialle) vede ben cinque regioni con rischio “non valutabile” per mancanza di dati. I dati dalle regioni arrivano con ritardo, anche per guasti ai sistemi informatici, o arrivano via fax, o su fogli Excel, ma sembra non ci sia un modulo standard né un protocollo comune. I dati per lo più sono aggregati e quindi scarsamente informativi. Quanti si contagiano a scuola, e quale il tasso di contagiosità? Quanti entrano e quanti escono dalle terapie intensive, e perché? Guariti, deceduti, curabili altrove? E si potrebbe continuare.

Non esiste una base di dati consultabile, mentre i dati dovrebbero essere chiari, completi e accessibili a tutti (ovviamente qui non si parla di dati personali o sensibili).

Quello che preoccupa è che con la scelta di chiudere in base ad algoritmi che usano dati poco affidabili, si rischia di applicare restrizioni inutili e dannose dal punto di vista economico e sociale. Ma il pericolo è anche quello di applicarne troppo poche dove invece ce ne sarebbe maggior bisogno, a scapito sia della salute che dell’economia. E di vanificare gli sforzi e i sacrifici che tutti abbiamo fatto e stiamo facendo.

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