Senatrice della Repubblica Italiana della XVIII Legislatura 2018-2022
Palestre e mascherine, ancora regole assurde
Palestre e mascherine, ancora regole assurde

Palestre e mascherine, ancora regole assurde

Dopo più di un anno si comincia ad intravvedere una parvenza di normalità nelle occasioni della vita quotidiana e questo è un bene. Al di là delle situazioni dolorose causate dalla malattia, e al di là delle difficoltà che dovremo ancora affrontare sia sotto l’aspetto sanitario che quello economico, non vorremmo dover essere ancora gravati dalla stolida irragionevolezza di alcune disposizioni che stentano ad abbandonarci.

Senza nulla togliere all’utilità delle mascherine nei contesti dove questa è scientificamente provata, la passione smodata del Ministro Speranza per questo dispositivo di protezione individuale da usarsi sempre e comunque comincia ad essere francamente insopportabile, tanto che i maligni potrebbero anche vederci un estremo tentativo di controllo politico, ma non arriviamo a tanto. Siamo più propensi a pensare che il Ministro veda la mascherina come un’affermazione di sé, un’estensione del suo io politico attraverso un oggetto simbolico quasi a dire: “ricordate elettori mascherati che io vi ho guidato attraverso le acque tumultuose della pandemia”.

Diversamente è difficile spiegarsi l’irragionevolezza di indossare la mascherina all’aperto o nelle circostanze più assurde. Mi ha colpito una disposizione riguardante le palestre: tra un esercizio e l’altro, tra una macchina e l’altra è obbligatorio indossare la mascherina! E’ incredibile, ma il punto 8 dell’allegato 7 delle “Linee guida per l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere” lo prevede a chiare note.

E’ un particolare, un’inezia, mi si dirà, ma non la vedo così. Si tratta, oltre che di un provvedimento stupido, della punta di un iceberg concettuale che purtroppo ha guidato buona parte delle azioni del governo della pandemia sia a livello nazionale che regionale. Mi riferisco in particolare all’interpretazione iper-estensiva del principio di precauzione, al conseguente ridimensionamento della scienza, all’attenzione preponderante quando non esclusiva al COVID-19 rispetto ad ogni altra patologia.

Sui giornali si è parlato di dittatura sanitaria; ebbene, il termine dittatura è senza dubbio esagerato, ma se di dittatura si deve parlare allora questa è stata e continua ad essere una dittatura da coronavirus che ha soggiogato non solo le relazioni economiche e sociali, ma anche ogni altra malattia.

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