Ospedali Trieste: mettere in sicurezza i degenti da rischio contagio
Ospedali Trieste: mettere in sicurezza i degenti da rischio contagio

Ospedali Trieste: mettere in sicurezza i degenti da rischio contagio

La denuncia degli anestesisti ha fatto emergere la grave situazione delle terapie intensive in FVG, sovraffollate da pazienti Covid e in perenne carenza di personale specializzato.

Ma è necessario che la politica rivolga altrettanta attenzione alla situazione dei ricoverati, Covid e non, dei reparti non intensivi, primi fra tutti quelli di Medicina interna e Geriatria. In base a una disposizione del Ministero della Salute, e secondo le indicazioni internazionali (ma basterebbe anche il solo buon senso) si dovrebbero individuare degli ospedali dedicati esclusivamente ai casi Covid o, se questo non dovesse essere possibile, costruire percorsi rigorosamente separati in modo da evitare qualsiasi contatto fra ammalati di Covid e non. Questo a Trieste non avviene e per questo nel corso dell’ultimo anno ho presentato tre interrogazioni al Ministro della Salute, chiedendo anche un’ispezione, dato che i focolai continuavano a moltiplicarsi fra il personale, ma anche, verosimilmente, fra i degenti dell’ospedale.

La ripresa della pandemia e l’incremento di ricoveri nella stagione fredda hanno messo in evidenza tutta l’inadeguatezza dell’organizzazione e, come ormai è chiaro a tutti, le conseguenze di anni di tagli alla sanità. L’Ospedale di Cattinara contiene sia reparti internistici Covid che reparti “bianchi” non Covid e “grigi”, sospetti ma con tampone negativo, e mancano percorsi separati negli atri e nei corridoi, e già questo basterebbe per aumentare il rischio di contagio. Sembra ora che, con il sovraccarico di ricoveri, lo stesso reparto possa ospitare contemporaneamente anche per tempi non brevi malati “bianchi”, “grigi” e Covid accertati in attesa di trasferimento, e che vi siano continui spostamenti di pazienti da un reparto all’altro a seconda delle positivizzazioni o negativizzazioni che man mano si verificano. In questi reparti molte stanze sono a 4 letti, con un bagno in comune per due stanze, quindi un paziente che diventa positivo ne mette a rischio altri sette.

Di notte e in alcune fasce orarie dei festivi vi è un unico medico “di guardia” per tutti questi reparti e, con vestizioni e svestizioni (queste ultime particolarmente delicate per il rischio di contaminazioni) deve passare dall’assistenza a pazienti Covid a interventi su pazienti non Covid ricoverati per altre patologie, con i rischi di diffondere il contagio che gli operatori hanno più volte segnalato, inascoltati.

Inascoltate sono rimaste finora anche le mie interrogazioni al ministro Speranza, a cui ho appena sollecitato una risposta: è urgente che si intervenga su questa situazione, per sostenere i medici e gli operatori sanitari, stremati fisicamente e psicologicamente. Ma soprattutto per gli ammalati, che in questi casi sono per lo più anziani e con malattie croniche, i più esposti al rischio di morire.

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