NON SEGREGARE GLI ANZIANI, LA “CURA” POTREBBE ESSERE PEGGIO DEL VIRUS
NON SEGREGARE GLI ANZIANI, LA “CURA” POTREBBE ESSERE PEGGIO DEL VIRUS

NON SEGREGARE GLI ANZIANI, LA “CURA” POTREBBE ESSERE PEGGIO DEL VIRUS

Si continua a dire che le pesanti misure restrittive a cui siamo sottoposti servono soprattutto a proteggere i nostri anziani, che rischiano maggiormente di ammalarsi e morire per il Covid-19. Ma siamo proprio sicuri, con le attuali misure, di proteggerli al meglio?

Il direttore dell’ITIS nell’intervista del 20 aprile su “Il Piccolo” usa parole quali dignità, serenità, contatto umano, rispetto delle abitudini degli ospiti anziani. Ha ragione, non è solo dal virus che dobbiamo proteggerli.

A volte sembra che stiamo dimenticando il vero significato della “fragilità” di queste persone, che non riguarda solo il maggior rischio di ammalarsi. L’equilibrio delicato dell’anziano dipende dall’ambiente in cui vive, la socializzazione, il mantenimento dei propri punti di riferimento e dell’attività, sia intellettuale che fisica. Sembra che abbiamo dimenticato quelli che sono dei principi basilari della medicina. L’anziano che si ferma rischia di essere perduto. Per questo la medicina ha finora messo in campo ogni sforzo per evitare il ricovero di queste persone, per non strappare gli anziani al loro ambiente e alle loro abitudini. Il ricovero, soprattutto in ambiente intensivo va il più possibile evitato non per risparmiare risorse da dedicare a chi ha maggiori possibilità, questa è una delle tante sciocchezze che in queste settimane ci è toccato sentire, ma perché la cura potrebbe fare più danni della malattia.

Nel proteggere i nostri anziani dal virus è necessario tenere conto di questi aspetti, queste cose le dice la medicina, non rappresentano un contorno trascurabile. Il mantenimento del giusto equilibrio di certo non è facile e, dalle parole di Aldo Pahor, all’ITIS è stata fatta la scelta coraggiosa di cercare di contemperare necessità di isolamento e contenimento del virus con il rispetto della dignità delle persone.

Bisogna limitare l’isolamento degli anziani alle situazioni in cui è strettamente necessario per contenere l’epidemia, evitando di insistere con misure restrittive che per eccesso di prudenza porterebbero alla segregazione di molte persone, esponendole al deterioramento delle condizioni generali e di salute che paradossalmente potrebbe aggravare i danni di un eventuale contagio. E abolendo provvedimenti assurdi come il divieto alle passeggiate all’aria aperta anche se si rispettano le misure di sicurezza, o l’obbligo a farle respirando affannosamente in una mascherina.

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