A distanza di un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria la situazione nelle strutture ospedaliere in Friuli Venezia Giulia è sempre critica. I medici specializzati sono troppo pochi rispetto ai malati di covid che necessitano di ricovero e negli ospedali spesso manca la separazione di percorsi per pazienti covid e non covid, con un alto rischio di contagio.
Anche a livello di prevenzione le carenze sono sensibili, a fronte dell’alto numero di tamponi dichiarato, il tracciamento latita e senza quest’arma il controllo della diffusione del virus diventa impossibile. A meno di non voler di nuovo restringere tutti gli abitanti del FVG in un regime di stretta clausura.
Ma, se questa disorganizzazione della sanità regionale poteva essere compresa nelle prime fasi dell’emergenza, oggi, a distanza di 12 mesi, non è più tollerabile. Più volte ho sollecitato, anche attraverso atti parlamentari, l’individuazione di strutture dedicate alla gestione dei pazienti covid e, dove non fattibile, di percorsi nettamente separati.Ho chiesto anche al ministro Speranza di intervenire affinché negli ospedali del FVG venisse attuata questa netta differenziazione tra percorsi covid e non covid, come peraltro previsto dalla norma di legge. Ma non è accaduto nulla e la situazione oggi è talmente grave e delicata che rischia di esplodere da un momento all’altro.
Auspico dunque che gli organi regionali competenti non perdano altro tempo prezioso e agiscano subito, sia promuovendo la prevenzione sia avviando tutte le procedure per garantire la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari.