L’Università Bicocca di Milano ha sospeso alcune lezioni dello scrittore Paolo Nori su Dostoevskij perché possibili foriere di tensione, poi l’ateneo ci ripensa, ma la frittata era già fatta.
Sembra che un atteggiamento di rifiuto generalizzato a qualsiasi cosa provenga dalla Russia continui tuttavia a serpeggiare anche negli ambienti più culturalmente aperti, quali scuole e università, come riportato da “La Repubblica” in un’intervista al prof. Guido Carpi de L’Orientale di Napoli.
Da dove nasce questa ondata di idiozia?
Forse si possono rintracciarne le radici nella natura umana stessa: gli stupidi ci sono e sono sempre esistiti, tuttavia bisogna evitare che facciano troppi danni.
Nel caso in ispecie il danno è plurimo. In primis la censura culturale è sintomo di paura dell’altro e timore del confronto, in particolar modo cercare di tacitare la voce di autori del calibro di Dostoevskij, Tolstoj o Čechov che ha valenza universale, non solo è vano, ma nasconde anche un animo oscurantista. Si comincia con escludere certi autori, poi si nascondono o boicottano le loro opere e infine si bruciano i libri…è già stato fatto, no? E non ha portato niente di buono.
In secondo luogo, la cultura di un popolo non si identifica con il Governo di quel popolo. Certo, c’è la cultura di regime, ma qui lo stigma in atto sembra abbracciare proprio la cultura russa, il loro patrimonio che, è bene ribadirlo è anche il nostro. A titolo di esempio, nelle Norton Lectures tenute ad Harvard (USA), il Nobel Orhan Pamuk (Turchia) cita la grandezza e il valore fondante del romanzo di Tolstoj Anna Karenina. La cultura di un popolo è la sua linfa, ma ha sempre valenza universale nella misura in cui tutti possono attingervi.
In terzo luogo, se le sanzioni economiche sono uno strumento di deterrenza meno distruttivo delle bombe – anche se la popolazione civile rischia di soffrire ugualmente – boicottare la cultura di un popolo rischia di ferire il popolo stesso e di creare fronti contrapposti: un “noi” e un “loro”; dal punto di vista umano è un errore madornale.
Purtroppo le sanzioni di embargo colpiranno di rimbalzo anche le attività culturali e gli artisti di tutte le forme creative: dalla pittura alla danza, dalla musica al teatro, dalla fotografia alla letteratura.
Bisogna adoperarsi perché i ponti culturali non vengano fatti saltare da imbecilli che nell’ondata di isteria collettiva non leggono Marquez perché in Colombia ci sono i Narcos, disdegnano Pamuk a causa di Erdogan e non degnano Turner di uno sguardo perché la Gran Bretagna è uscita dall’Unione Europea.