E’ stato ripreso dai media il fatto che sono indagata dalla Procura della Repubblica di Trieste in seguito a denuncia del Direttore di ASUGI – l’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina.
Confermo, in effetti ai primi di settembre ho appreso di essere sottoposta a indagine ai sensi dell’art.593 c.p. – diffamazione – per mie dichiarazioni critiche in merito alla gestione della pandemia negli ospedali triestini.
Ai cittadini è dovuta trasparenza e quindi credo di dover spiegare di nuovo di cosa sono accusata.
Nell’aprile scorso, a seguito delle impellenti segnalazioni di medici e altri operatori sanitari sulla mancanza dei dispositivi di protezione, esaminando le disposizioni di ASUGI mi rendevo conto che effettivamente c’erano alcune criticità nei reparti di Medicina Clinica, della Geriatria, degli Infettivi, del Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza. Infatti questi reparti non erano compresi, per me inspiegabilmente, nel “regime di protezione rafforzato” previsto da ASUGI per altre strutture, come Rianimazione e Pneumologia. Il mio intento era di voler scongiurare che una parte dei professionisti della salute impegnati nella lotta al COVID 19 utilizzassero dispositivi meno protettivi.
Le rappresentanze sindacali degli operatori sanitari avevano espresso critiche analoghe e con toni ancora più duri, ma non mi risultano azioni giudiziarie a loro carico.
Molti cittadini mi hanno chiesto perché scrivo sui media invece di rivolgermi direttamente all’Assessore alla Salute visto che è di Forza Italia, il mio stesso partito.
Il centrodestra sembra aver dimenticato di riportare il 118 nei capoluoghi di provincia, di riesaminare il funzionamento del 112, di rivedere la politica di soppressione di reparti e taglio di letti ospedalieri, ma anche di impostare una politica del personale a favore e non contro i professionisti, che aveva tristemente caratterizzato la precedente amministrazione Serracchiani.
Io non ho dimenticato gli impegni assunti in campagna elettorale, e nemmeno le lotte per la salvaguardia delle strutture sanitarie e per la valorizzazione dei professionisti della salute, fatte negli anni in cui ero rappresentante di un sindacato di medici e dirigenti sanitari. Ho cercato di fare quello che potevo, quindi un’azione costante a livello parlamentare e di informazione sui media per difendere e ricostruire il sistema sanitario pubblico. E ho voluto richiamare l’attenzione della Regione sulle disfunzioni e disservizi che accadevano in ASUGI nella gestione della pandemia. Forse, se fossi stata ascoltata un po’ di più, il nostro Ssr non si sarebbe trovato sostanzialmente impreparato a questa seconda ondata, e forse avremmo potuto non essere fra le regioni italiane con i dati peggiori sulla pandemia.
Ecco, forse per questo l’Assessore alla Salute non mi rivolge parola da un paio d’anni, riservandomi solo ogni tanto sui media qualche attenzione, purtroppo non tanto amichevole.
E’ certo singolare che un’articolazione della Regione a guida centrodestra abbia denunciato un parlamentare della stessa coalizione per aver espresso un’opinione.