La ristrutturazione dell’ospedale di Cattinara continua a essere rinviata, e i lavori che sembra inizieranno a momenti riguarderebbero interventi quasi marginali, un parcheggio e una palazzina ambulatori collocati in un’area diversa da quella delle due torri e della sede prevista per il nuovo Burlo.
Ma allora, perché non ripensare completamente il progetto, ritenuto da tutti ormai obsoleto?
Non si tratta solo di prepararsi a possibili future pandemie: prevenzione delle infezioni ospedaliere, rispetto della privacy e della dignità delle persone, valorizzazione del verde sono aspetti che negli ultimi decenni si sono affermati quali prioritari.
Attualmente a Cattinara le stanze di degenza sono quasi tutte a due o a quattro letti, con bagno in comune ogni due stanze; ma a quanto risulta, nell’ospedale ristrutturato le stanze rimarrebbero ancora a due letti, in barba a qualsiasi idea di privacy e rispetto del benessere delle persone. Continuando oltretutto a esporre i degenti al rischio di infezioni ospedaliere, patologie per le quali l’Italia ha avuto il triste primato per numero di morti.
Nel comprensorio di Cattinara, alle due torri di cemento si è aggiunto negli anni altro cemento, e ora sembra che nel cortile, dove il verde già scarseggiava, si pensi di inserire un ulteriore parallelepipedo di sette piani. E si vuole sacrificare la pineta per costruire un parcheggio dedicato prevalentemente agli utenti del nuovo Burlo. Non si potrebbe invece cominciare a ragionare sull’ipotesi di lasciare il Burlo nella sede attuale, dove anche recentemente si è speso per interventi di ristrutturazione?
Si dovrebbe tendere a progettare ospedali con finestre che si affacciano sul verde, con stanze singole dotate di un letto in più per un accompagnatore, sul modello dell’ospedale di Renzo Piano.
La ristrutturazione non è ancora incominciata, adesso è il momento di pensarci. Prima che sia troppo tardi.