… neanche Čajkovskij sta con Putin

… neanche Čajkovskij sta con Putin

Prima Dostoevskij, adesso Čajkovskij. Questa volta però non si tratta della decisione improvvida proveniente dall’ufficio di qualche burocrate.

Da quanto si apprende dalla stampa, la decisione di non rappresentare Il Lago dei Cigni a Ferrara e a Trieste non sarebbe condivisa né dalle direzioni dei teatri che ospitano la tournée in Italia dell’Ukrainian Classical Ballet né dagli artisti stessi. Dipenderebbe invece da un divieto del governo ucraino di eseguire opere di autori russi e quindi dalla necessità di non esporre gli artisti alle possibili conseguenze della violazione di norme del loro paese. Timore che appare fondato e ben percepito anche dagli artisti stessi, se alcuni di loro hanno già abbandonato la tournée per paura di licenziamenti.

Siamo tutti consapevoli del fatto che boicottare la cultura di un popolo, che non può essere identificata con le azioni dei suoi governanti, è un’azione dissennata. Ma le direzioni dei teatri e gli artisti non avevano purtroppo altra scelta.

Non commento volentieri il conflitto in Ucraina, non condivido i toni accesi, dal sapore di propaganda fino alla violenza verbale, che si sentono da molte parti.

Stiamo assistendo a un’enorme tragedia davanti alla quale siamo impotenti, ma dobbiamo anche essere costretti a comportarci da idioti?

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