Sanità: una riforma realmente condivisa? – Comunicato Stampa

Da alcuni giorni stanno emergendo molteplici e ferme critiche sul progetto di riforma sanitaria, fino a vere e proprie bocciature, da parte dei comitati dei cittadini e delle organizzazioni sindacali dei professionisti, sia medici che infermieri.
 
Pochi giorni prima da parte sia dell’Assessore alla Salute sia dei Consiglieri relatori di maggioranza era stato dato ampio rilievo alla fase di ascolto di professionisti e cittadini, che sembravano in massima parte aver approvato la riforma in esame.
 
Le critiche potrebbero quindi sembrare inattese, ma invece, per chi ha rapporti di costante ascolto e collaborazione con i cittadini e i professionisti non sono state per nulla sorprendenti, in quanto il malumore covava già da diversi mesi a causa di quello che sembrava una sorta di immobilismo nei confronti dei gravi problemi della sanità.
 
Ma quali sono i reali motivi di tali dissensi?
 
Innanzitutto ha colpito che la riforma si occupi principalmente di governance, come definire numero e confini geografici delle aziende, cosa necessaria e condivisibile, ma rinvii a futuri atti le criticità legate al difficile accesso dei cittadini alle cure, ai ritardi e disservizi dei sistemi di emergenza, alla carenza mai così accentuata di medici e infermieri. In pratica si rinvia la correzione di tutto ciò che in conseguenza della riforma Serracchiani è causa del forte degrado del sistema sanitario pubblico del FVG.
 
Ma vi sono altri aspetti che meritano di essere evidenziati, come per esempio il non ben chiarito effettivo livello di separazione tra la gestione di ospedale e territorio e soprattutto l’insufficiente finanziamento di tutto il settore ospedaliero, che rimane vincolato al limite massimo di risorse pari al 45% del totale, cifra che nella situazione attuale si è dimostrata ampiamente insufficiente a garantire sufficienti livelli di cure ospedaliere.
 
A questo si unisce la netta contrarietà alla previsione, negli ospedali, di sviluppare un’organizzazione che attribuisca a personale infermieristico e tecnico la gestione, in totale autonomia, di degenze, ambulatori e tecnologie, istituendo le cosiddette piattaforme della riforma Serracchiani. In questo modo si sottrarranno ai primari, e quindi ai medici dei reparti ospedalieri, le prerogative organizzative e gestionali, a prescindere dalle competenze e responsabilità in ordine alle cure.
 
Sempre a proposito di ospedali, preoccupa non poco mantenere l’articolazione degli ospedali spoke in due stabilimenti distanti decine di chilometri l’uno dall’altro, anche questa introdotta dalla riforma Serracchiani, che è causa di elevati rischi e pesanti disagi sia per i malati che per gli operatori sanitari.
 
Neppure si dovrebbe continuare ad ignorare il Gemonese, a cui la riforma Serracchiani ha tolto servizi essenziali come il Pronto Soccorso e la Medicina interna. Sono questioni rimaste aperte che negano da troppo tempo ai cittadini dell’Alto Friuli l’adeguata tutela della salute. Come avrebbe dovuto trovare soluzione la non sopita questione del punto nascita di Latisana, lasciata tuttora nel limbo.
 
Queste sono questioni essenziali per la tutela della salute di tutti gli abitanti della nostra regione, e certamente vi deve essere compatibilità finanziaria. Ma siamo sicuri di aver individuato tutti gli sprechi, che non ci siano settori dove il risparmio è possibile senza intaccare la sicurezza dei cittadini?
 
Da domani inizia l’esame finale del DDL di riforma in Consiglio regionale. Le osservazioni e le richieste di cittadini e professionisti dovrebbero essere prese in attenta considerazione e, se risultassero fondate, trovare conseguente recepimento.
 
Sen. Laura Stabile

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