Ospedale di Cattinara: ristrutturazione a rischio, medici in trincea – Comunicato Stampa

La notizia dell’interruzione dei lavori all’Ospedale di Cattinara, trasformato da qualche mese in un cantiere che ora sembra rimarrà in sospeso per un tempo indefinito, rischia di far precipitare una situazione già molto critica per pazienti, familiari e operatori sanitari.

Sarà necessario che si chiariscano le responsabilità di fatti gravi, con conseguenze definite dallo stesso Assessore quali inaccettabili, ma in questo momento colpisce il fatto che questa notizia arrivi quasi come un fulmine a ciel sereno, dopo le ripetute rassicurazioni arrivate fino ad ora, infatti il 10 settembre il Direttore generale Adriano Marcolongo ancora dichiarava che “la ristrutturazione dell’ospedale di Cattinara sta seguendo l’iter previsto”(Il Piccolo).

Ma la mancanza di trasparenza che sembra aver accompagnato l’intera vicenda emerge anche dalle dichiarazioni sui tagli di posti letto, tema particolarmente critico a Trieste dove, come è noto, con i tagli della riforma Serracchiani sono previste le maggiori riduzioni dell’intera regione. Le dichiarazioni del Direttore generale Marcolongo, come riportate dalla stampa, risultano molto poco chiare e a volte contradditorie: dapprima parla di inevitabili riduzioni, ma solo per il tempo dei lavori (Il Piccolo, 21 ottobre 2017), poi afferma che “il numero complessivo dei posti letto rimarrà inalterato” (QS, 27 febbraio 2018), ma nell’autunno 2018 sopprime definitivamente 37 posti letto ordinari e 28 day hospital.

I dati riportati nelle delibere regionali (DGR 1829 del 2018 e 2673 del 2014) invece parlano chiaro: a inizio 2018 a Trieste risultavano 669 posti letto ordinari e 78 day hospital, che dovranno essere ridotti a 608 posti letto ordinari (-61) e 44 day hospital (-34).

Il quadro che si sta delineando per la sanità pubblica triestina appare sempre più preoccupante, e il gravissimo problema strutturale dell’interruzione dei lavori si sta abbattendo su un sistema sanitario già molto provato dai danni, che ora si stanno manifestando appieno, derivanti dall’inadeguatezza della gestione Serracchiani-Telesca-Rotelli, che ha governato la sanità negli ultimi anni.

Un sistema sanitario solido ed efficace, come era quello triestino, grazie a buone prassi consolidate e valida preparazione ed esperienza dei professionisti è in grado, ma fino a un certo punto, di resistere autonomamente ai cambiamenti peggiorativi, in termini di tagli, chiusure e riorganizzazioni improbabili o insensate, e questi inevitabilmente si evidenziano man mano nel tempo.

Gli operatori lamentano da tempo ulteriori e ingravescenti disagi derivanti dalle carenze di personale, dal blocco degli straordinari, dalla riduzione degli stipendi, e ora la situazione sta diventando ancor più insostenibile. E’ di oggi la notizia che tutte le rappresentanze sindacali dei medici hanno denunciato lo svilimento della professionalità di medici e dirigenti sanitari derivante dagli incarichi tarati sempre più al ribasso e dal mancato pagamento di attività assistenziali svolte ancora nel 2017.

E’ di pochi giorni fa la denuncia dei Comitati di rappresentanza dei cittadini che segnalano come l’accesso alle cure stia diventando sempre più difficile e oneroso, privando i malati finanche della dignità a cui hanno diritto.

Di nuovo, emerge la totale mancanza di condivisione e di confronto con cittadini e operatori, perché in ASUITS è evidente che le decisioni sono prese in stanze chiuse, trascurando i doveri a cui è tenuta la pubblica amministrazione circa la corretta informazione e trasparenza sui criteri che hanno improntato le scelte, sulle prospettive future, sull’organizzazione dell’Azienda, per la quale la Direzione annuncia di aver già preso importanti decisioni (quindi scordiamoci confronto e condivisione) ma omette di rivelarle.

Quali rimedi possibili? Prima di tutto un chiaro segno di discontinuità dalla gestione che ha condotto all’attuale situazione, per consentire una riprogettazione del sistema sanità Trieste improntato alla gestione per la qualità.

Sen. Laura Stabile

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