NUE 112: un modello inefficace e insicuro eppure c’è chi lo difende

Continuano i disservizi, anche gravi, legati all’introduzione del NUE 112: solo a Trieste nelle ultime settimane vi sono stati episodi in precedenza inconcepibili, quali un ritardo dei soccorsi per un incendio, nel quale un persona è deceduta, dovuto a un errore di localizzazione, un motociclista incastrato sotto un camion ha atteso oltre 30 minuti l’arrivo dei Vigili del Fuoco, ed è deceduto poco dopo, una signora che a causa di un malore non era in grado di reggersi in piedi (per fortuna in seguito la situazione si sarebbe rivelata non grave) ha atteso 1 ora e 20 minuti il soccorso dell’autoambulanza in una farmacia del centro città…
 
Il paragone che viene in mente, restando nell’ambito della sanità, è quello degli effetti collaterali dei farmaci: se vi è solo il minimo dubbio che un farmaco nuovo possa aver causato dei danni imprevisti viene immediatamente ritirato dal commercio, e dopo si avviano gli studi necessari a stabilire se effettivamente quel farmaco ha effetti collaterali dannosi. Qui invece, pur essendo in gioco la salute e la sicurezza dei cittadini, inspiegabilmente non viene applicata la stessa prudenza, e si continua a mantenere, e da più parti a sostenere la validità di questo sistema, malgrado i molteplici e documentati disservizi palesemente causati dalla nuova organizzazione.
 
E’ sconcertante constatare che quando si porta all’attenzione il problema, come ho ripetutamente fatto e continuo a fare nell’ambito dell’attività parlamentare, si incontrano forti resistenze, che appaiono illogiche e difficili da comprendere. Vi sono state numerose prese di posizione a sostegno dell’attuale modello NUE 112, anche da parte di professionisti che rivestono incarichi rilevanti nel sistema d’emergenza, con affermazioni che lasciano almeno perplessi, quale per esempio quella che i cittadini dovrebbero essere preventivamente istruiti su come colloquiare con l’operatore 112, non importa se hanno davanti un rapinatore armato o un proprio caro che improvvisamente è crollato a terra incosciente.
 
Nel luglio scorso durante un’audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato, di cui faccio parte, i rappresentanti della Conferenza delle Regioni hanno difeso vigorosamente il modello NUE 112, presentando delle statistiche quantomeno singolari. I dati ritenuti significativi del buon funzionamento del sistema sarebbero innanzitutto quello del numero di chiamate “filtrate”, cioè non inoltrate alle centrali di soccorso professionale perché improprie, nonché i tempi impiegati dall’operatore 112 per rispondere al telefono e per concludere la chiamata o passarla a 113, 115 o 118. Vale la pena di soffermarsi su alcuni dati: l’operatore risponde al telefono in media dopo 3-4 secondi, ne impiega 46 a parlare e attende la risposta di 113, 115 e 118 per circa altri 40 secondi. Nel caso però delle chiamate “filtrate”, che risultano essere più della metà del totale, la durata media della telefonata sarebbe di 14,4 secondi: ci si chiede come in un tempo così breve un operatore non professionista possa comprendere che non vi è alcuna necessità di soccorso, o se stiamo scoprendo di vivere in un paese di buontemponi dediti agli scherzi telefonici o abituati a chiamare il soccorso per sapere l’ora esatta o le previsioni del tempo.
 
Credo che chiunque di noi, se volesse conoscere l’efficacia di un sistema di soccorso, si chiederebbe invece quanto tempo trascorre da quando parte la chiamata a quando arriva il soccorso, e se questo tempo è sufficientemente breve nella totalità, o quasi, delle volte. La stessa normativa nazionale dà indicazioni di questo tipo: entro 8 minuti in area urbana per i codici rossi e gialli, entro 20 nelle aree extraurbane.
 
Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia sono disponibili solo dati parziali che riportano i tempi di soccorso del 118 relativi alle missioni di codice rosso e giallo subito dopo la centralizzazione a Palmanova di NUE 112 e SORES 118 (“Relazione Sala Operativa Emergenze Sanitarie”).
 
Da questo documento risulta che solo nel 16.2% di tutti gli interventi di soccorso di codice rosso e giallo effettuati in aree urbane della nostra regione si è arrivati in meno di 8 minuti. Ciò significa che nell’83.8% delle emergenze urgenze le autoambulanze sono arrivate in ritardo.
 
Dall’esame dei dati disponibili la stessa Corte dei Conti, in una relazione di giugno 2018, ha evidenziato un “trend di progressivo peggioramento dei tempi di raggiungimento del target da parte dei mezzi di intervento” in Friuli Venezia Giulia.
 
Non si comprende perché chi sostiene l’efficacia e sicurezza del modello NUE 112 non presenti, a conferma della sua tesi, questo tipo di dati, altrimenti sarebbe come se si volessero misurare le distanze in grammi e i pesi in ampere. Chi è professionista nel settore, e i dati citati dalle Regioni derivano dall’AREU, l’Agenzia dell’Emergenza/Urgenza della Lombardia, sa certamente che solo questo tipo di statistica è in grado di descrivere il funzionamento dei sistemi di soccorso.
 
Per approfondire:
Documento delle Regioni:
Referto della Corte dei Conti

2 pensieri riguardo “NUE 112: un modello inefficace e insicuro eppure c’è chi lo difende

  1. Ragionevole. Convincente. Difficilmente confutabile. Insopportabile L assenza di dialogo e confronto sui dati. Colpevole L assenza di propositi credibili di voler migliorare. Paolo, trieste

  2. Lavoro nel soccorso dal 1987 . Trovo che ogni parola di questa analisi sia appropriata.. Il 112 inteso come attuale sistema di centralizzazione delle richieste di soccorso è un fallimento , ed è potenzialmente pericoloso per il cittadino .

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