L’incontro con i cittadini del 26/10/2019

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato all’incontro da me promosso per trattare il tema sanità, che oggi è molto sentito.
 
E’ stata assai significativa l’ampia partecipazione dei rappresentanti degli operatori del soccorso, della sicurezza e della sanità, nonché delle rappresentanze dei cittadini che difendono la sanità pubblica come un bene prezioso.
 
Molto spazio e numerosi interventi sono stati dedicati al problema 112-118, cioè alla situazione di crisi sviluppatasi dopo l’attivazione a Palmanova del combinato disposto NUE 112- SORES 118, che ha determinato e continua a determinare una serie impressionante di errori, disservizi, ritardi non solo nelle attività di soccorso sanitario e di soccorso tecnico, ma anche in quelle di polizia e sicurezza.
 
Da tutti si è levato un appello unanime per rivedere sia l’organizzazione del NUE 112, sia la centralizzazione della centrale dell’emergenza sanitaria, perché sono a rischio vita, salute e sicurezza delle persone.
 
Da pare mia ho confermato una costante attenzione sul problema ricordando che ho promosso un’indagine conoscitiva sul 112-118 in Commissione Sanità del Senato, che è stata approvata all’unanimità e i cui lavori dovrebbero iniziare a breve, oltre ad aver presentato più interrogazioni sul tema specifico indirizzate ai ministri competenti.
 
Anche la situazione di crisi in cui versano gli ospedali è stata oggetto di vari interventi che hanno palesato i disagi dei cittadini e degli stessi operatori sanitari in seguito ai tagli di posti letto e alla soppressione di reparti, pesante eredità della Giunta Serracchiani, a cui però a tuttora non è stato posto rimedio né sembra esserci la volontà di affrontare con una doverosa, seria pianificazione le gravissime criticità che attanagliano gli ospedali.
 
Ad esempio Trieste risente in modo particolare del taglio scriteriato di posti letto e della chiusura ingiustificata di storici reparti strategici come la 1° Chirurgica, la Medicina d’Urgenza, l’Ortopedia, mentre gli ospedali di rete risentono enormemente della (dis)organizzazione derivante dall’ospedale unico articolato su due sedi, con primari e medici a scavalco che devono occuparsi di malati degenti in posti distanti decine e decine di chilometri. Quindi disagio estremo per i professionisti, rischio per i malati, inefficienza per l’organizzazione. Ma nessuna azione correttiva all’orizzonte.
 
In questo contesto si paventa che anche l’accorpamento della Ginecologia e Pediatria di Monfalcone e Gorizia al Burlo Garofolo rappresenti un’ ulteriore inefficienza con sanitari a scavalco non più su due reparti ma addirittura su tre. Un giorno a Trieste, uno a Gorizia, uno a Monfalcone, tanto per tappare i buchi e non assumere. E si giustifica il tutto parlando di modello “hub & spoke”, ma questo è un’altra cosa che non fa correre professionisti avanti e indietro per le strade della regione. Il modello “hub & spoke” funziona se viene declinato realmente, forse chi pianifica dovrebbe informarsi.
 
E rimanendo in ambito ospedaliero non si possono trascurare gli effetti deleteri sulle popolazioni locali dopo la soppressione di piccoli ospedali, come Gemona, che ora non solo non ha più né pronto soccorso, né reparti di base, con un vulnus sull’assistenza, reso ancor più drammatico dal mancato rafforzamento del sistema di emergenza, che sarebbe stato il minimo dovuto per mettere in sicurezza Gemona e l’Alto Friuli. C’è un bel parlare di alte specializzazioni future, centri di eccellenza, ecc. ma il cittadino che ha bisogno di soccorso urgente, di cure immediate vuole un’assistenza appropriata hic et nunc, non sa che farsene di centri di attrazione. E poi questi progetti di eccellenza sono sempre declinati nel futuro, mentre i tagli sempre nel presente…
 
Quanto sopra richiama l’attenzione anche sullo stato di inadeguatezza della rete dell’emergenza, sia a livello territoriale che ospedaliero: automediche in numero risibile (1 ogni quarto di milione di abitanti), ma anche autoambulanze in numero del tutto insufficiente, di contro risorse enormi sprecate per mantenere attività di elisoccorso assolutamente ingiustificate, se non addirittura controproducenti. Lo stato dei Pronto soccorso non ha neppure bisogno di commenti, organici ridotti all’osso, tempi di attesa insopportabili, anche per le urgenze.
 
E riguardo ai tempi di attesa questi sono in costante aumento anche per le prestazioni specialistiche e diagnostiche, nonché per talune tipologie di interventi chirurgici. Siamo addirittura arrivati al fenomeno delle Agende chiuse, ovvero si risponde ai malati che non si accettano prenotazioni. Sarebbe vietato dalla legge, ma sembra che in taluni settori il rispetto delle normative sia diventato un optional.
 
Le cure sul territorio sono altrettanto carenti, in più aree risulta ridotta allo stremo l’assistenza domiciliare, sempre più difficile e complicato l’accesso alle strutture intermedie come le RSA, con richieste di esborso a malati e parenti.
 
Questi gli effetti della riforma Serracchiani , a cui si aggiunge l’immobilismo di questi ultimi 18 mesi, mentre la nuova riforma, appena presentata, non contiene risposte concrete per risolvere i problemi, ma in sostanza meri annunci astratti, una seconda edizione del libro dei sogni presentato nel 2014 da Serracchiani.
 
 
Laura Stabile
 
 

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