Gravi criticità di gestione alla base del buco di bilancio dell’Azienda Sanitaria Triestina

Sembra che gli effetti della disastrosa riforma sanitaria della Giunta Serracchiani continuino purtroppo a manifestarsi nel tempo.
 
A Trieste per il 2018 si è stimato un “buco” nel bilancio di più di 13 milioni di euro. E’ noto che i costi della sanità tendono ad aumentare nel tempo ma, dalla relazione pubblicata da ASUITS, pare evidente che vi sono molte criticità nella gestione locale, oltre che nella passata programmazione regionale.
 

Il documento, sottoscritto dal Direttore generale Adriano Marcolongo, elenca i motivi che avrebbero portato all’imprevisto sforamento. Esaminiamone alcuni.

  1. I maggiori costi dovuto al rinnovo di due contratti del personale. I contratti nazionali non deflagrano all’improvviso come un fulmine a ciel sereno, nelle previsioni di bilancio si sarebbe dovuto tenerne conto.
  2. La “fuga” di pazienti che vanno a curarsi in altre strutture sanitarie della regione, che è stata maggiore del previsto. Questo è un dato allarmante per la sanità triestina, perché evidentemente i nostri concittadini non trovano risposte adeguate per curarsi a Trieste, o in qualche modo stanno perdendo la fiducia nel proprio sistema sanitario pubblico. D’altra parte Trieste è stata pesantemente colpita da tagli di reparti e posti letto, e questa ne è stata la prevedibile conseguenza.
  3. Il maggior impiego di alcuni farmaci, fra i quali gli oncologici, i reumatologici, quelli per l’epatite C e i cosiddetti nuovi anticoagulanti orali. Dato che non vi sono state esplosioni di patologie o epidemie impreviste, questo evidentemente è avvenuto a seguito di linee guida emesse da società scientifiche, il che avrebbe dovuto essere noto almeno da diversi mesi, affrontato prima e non scoperto a ottobre, davanti al buco nel bilancio. Il caso dei nuovi anticoagulanti orali è addirittura paradossale: da anni la Regione Friuli Venezia Giulia sta incentivando fortemente l’uso di questi farmaci, che sono più costosi di quelli che si usavano in precedenza, e ora si cade dalle nuvole davanti all’incremento della spesa.
  4. Esternalizzazione del CUP e di altri servizi. Perché si sia scelto di esternalizzare dei servizi sapendo che i costi sarebbero aumentati sembra proprio un mistero.
  5. Entrata di ASUITS nel magazzino centralizzato dell’EGAS, organizzazione voluta dalla Giunta Serracchiani, che pare, dalla lettura della relazione, abbia comportato per ASUITS non poche difficoltà e conseguenti maggiori costi.
  6. Attività dei nuovi Dipartimenti interaziendali Trasfusionale e di Laboratorio: da quando sono stati istituiti, ASUITS effettua tali attività anche per i presidi dell’AAS2 di Monfalcone e Gorizia. Però il meccanismo di finanziamento stabilito nel 2015 dalla Regione (Giunta Serracchiani e Direttore centrale l’attuale Direttore generale di ASUITS) prevede l’assegnazione alle singole aziende (e non all’Area vasta) di una quota pro capite in base alla popolazione residente, e quindi AAS2 è stata finanziata anche per prestazioni che in realtà sono state erogate da ASUITS. Possibile che questa distorsione, frutto di un palese errore, sia stata scoperta solo a ottobre 2018, esaminando il “buco” di 13 milioni?
  7. “Mancato concretizzarsi, al momento attuale, dei previsti risparmi sui servizi economali conseguenti all’avvio della ristrutturazione dell’Ospedale di Cattinara”. Essendo evidente la necessità di assicurare gli stessi standard di assistenza durante i lavori di ristrutturazione, lascia perlomeno perplessi che si sia ipotizzato di realizzare risparmi in quest’ambito.

La Corte dei Conti, nella relazione di giugno 2018, aveva rilevato gravi criticità nella gestione del Servizio sanitario pubblico regionale, fra queste il fatto che, dopo aver tagliato reparti e servizi nell’ospedale, la Direzione centrale salute non disponesse di informazioni sul funzionamento dei servizi territoriali e quindi ignorasse le carenze nell’assistenza prodotte dai tagli.
 
La stessa Corte dei Conti confida nel fatto che l’analisi che ha effettuato possa essere “di ausilio all’amministrazione regionale nel determinare le proprie politiche di intervento nel settore sanitario”: sarà ora necessario che la nuova amministrazione si focalizzi sulle criticità riscontrate, in modo da sanare le più gravi in via prioritaria e quindi effettuare a tutti i livelli un’efficace programmazione, gestione e monitoraggio del sistema.
 
Laura Stabile

Un pensiero riguardo “Gravi criticità di gestione alla base del buco di bilancio dell’Azienda Sanitaria Triestina

  1. Grazie per le informazioni relative a Trieste. Nel merito della sanità regionale e statale, ho pubblicato oggi su http://www.nonsolocarnia.info il mio: “Zac, zac, zac zac, taglia tu che taglio anch’io, il ssn ed il ssr sono quasi collassati? Come fermare la deriva?” Io spero che a nessuno venga in mente di sacrificare tutta la sanità periferica per coprire due poli centrali di cui, da che leggo qui, uno gestito senza oculatezza e previsione. Sell’ azienda udinese tutto tace, e non si sa mai nulla o quasi nulla, solo che è perennemente in deficit, il che potrebbe far presupporre che tende a fare il passo più lungo della gamba, e forse a causa dei suoi sogni faraonici.

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